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Dio non ha tutto sotto controllo

Chiesa Evangelica Battista di Civitavecchia
Pubblicato da in Spiritualità ·
Tags: ProvvidenzaSofferenzaDoloreMalattiaMiracoloControllo
Un teologo battista che ha trascorso un quarto di secolo a riformulare la dottrina Cristiana della Provvidenza dice che la maggior parte della tradizionale teologia sul male, la sofferenza e la bontà di Dio è sbagliata.
“Nel 21° secolo viviamo ancora con una visione di Dio nel suo rapporto col mondo che fu elaborata nel periodo patristico e riconfermata nella Riforma Protestante. Questa ha caratterizzato la vita della chiesa nel XVIII, XIX e per la maggior parte del XX secolo”. Così si è espresso E. Frank Tupper, professore emerito di teologia alla Wake Forest University School of Divinity in una trasmissione via podcast.
“Quelle risposte teologiche ai problemi della Provvidenza sono così vecchie e irrealistiche che c’è bisogno di una rivoluzione tra i teologi e nella chiesa per capire come Dio agisca in una moderna comprensione scientifica del mondo”,  ha detto Tupper in una intervista di due ore e mezza sul suo libro “A scandalous  Providence: the Jesus story of the Compassion of God”, pubblicato nel 1995 e riedito nel 2013 dalla Mercer University Press.
Tupper, che prima di diventare un membro fondatore della Divinity School alla Wake Forest University nel 1998, ha insegnato per 23 anni al Southern Baptist Theological Seminary di Louisville, nel Kentucky, ha sottolineato il pericolo di essere un giovane teologo che pensa “fuori dal coro”.
“Devo ammettere che sfidare la visione tradizionale della Provvidenza nel mio insegnamento ha provocato una significativa opposizione. Le due maggiori linee di interpretazione della provvidenza erano: non capiamo perché questo avvenga oppure, Questo è in qualche misura la volontà di Dio e dobbiamo accettarlo. Io ho respinto entrambe queste idee.”
Egli ha spiegato che la sua trasformazione accademica diventò anche più forte durante i due anni di battaglia della moglie contro un cancro che la portò alla morte, lasciando due bambini piccoli.  L’esperienza della sofferenza di Betty Tupper a causa del cancro, la sua morte e l’enorme impatto che questo ebbe sulla sua famiglia, gli ha dato il coraggio di dire: “Scriverò e interpreterò la Provvidenza in un modo che sia coerente con la mia fede e le mie idee e accetterò le sfide e l’opposizione che incontrerò”.
L’esperienza e lo studio hanno portato Tupper a rifiutare i luoghi comuni sulla sofferenza del tipo Dio ha il controllo delle nostre vite oppure, Ogni cosa accade per una ragione.
“Io non credo che Dio abbia il controllo di tutto quello che accade nel mondo. Invece, credo che Dio controlli veramente pochissimo di ciò che accade nel nostro mondo”, ha detto.
Egli spiega che la mano di Dio negli eventi della vita sia autolimitante in un contesto di relazioni personali.
“In tutte le relazioni che conosco a fondo – genitori e figli, moglie e marito – ti devi limitare in modo da avere una relazione positiva con l’altro e ricevere e investire reciprocamente l’uno nell’altro. Così, quando parlo dell’autolimitazione di Dio intendo dire che Dio ha creato uno spazio tra Dio stesso e le persone umane cosi che noi possiamo sperimentare, in quella relazione personale, l’affermazione dell’amore e della radicale libertà che Dio ci ha donato”.
Tupper dice che afferma la sovranità di Dio, ma non “la sovranità del controllo”.
Invece del modello “monarchico” che vede Dio come un monarca assoluto, egli offre un modello “genitoriale” di Dio che opera nel mondo e in cui il genitore fa ogni cosa possibile per il bene dei figli.
Tupper afferma: “Il Dio che conosciamo in Gesù Cristo fa sempre il massimo nel contesto culturale, storico e secondo le circostanze in cui gli esseri umani sperimentano crisi, sofferenze, dolore e morte. Dio non è un semplice osservatore, ma fa ogni cosa che può usando tutti i mezzi possibili in quel contesto per ottenere il risultato più positivo che si possa ottenere.
Qualche volta questo significa che Dio fa qualcosa di sorprendente, perché ci sono risorse in quel contesto che permettono questa azione sorprendente di Dio che noi chiamiamo miracolo. Però, se Dio non agisce in modo tale da risolvere la crisi, ma ci lascia soffrire, o nel dolore, o nella morte, noi non possiamo dire che Dio ha scelto di agire in modo positivo, o per redimerci in quella situazione ma, al contrario, che Dio ha scelto di non agire in modo positivo”.
Tupper dice che molto del suo sforzo è stato di capire perché Dio non agisce nella vita dell’uomo, al giorno d’oggi, con lo stesso tipo di potenza e scopo come descritto nelle Scritture.
“Perché Dio non agisce nel modo in cui la tradizione biblica ce lo presenta, in particolare nel Nuovo Testamento? Perché Dio non agisce? Perché i mezzi non sono disponibili per l’azione di Dio!
Cioè, i miracoli accadono, ma essi sono coerenti col contesto in cui accadono; ma il miracolo non è sempre una possibilità, neanche per Dio”.
Tupper dice che la visione della teologia dominante, secondo la quale ogni cosa che accade, in qualche modo accade per la volontà di Dio, è contraria alla preghiera del Signore: sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. “La volontà di Dio è fatta in cielo, ma non sempre è fatta in terra”.
Secondo Tupper un’altra interpretazione biblica deriva dalle due versioni della preghiera di Gesù angosciato nel giardino del Getzemani prima della sua crocifissione. Nel Vangelo di Marco, Gesù comincia la preghiera in questo modo: «Padre, per te tutte le cose sono possibili». Matteo invece ha: «Se fosse possibile, allontana da me questo calice».
“La differenza nell’uso delle parole della preghiera dice qualcosa di molto importante”, afferma Tupper. “Non tutto è possibile per Dio. Ciò che è possibile a Dio è agire in modo tale da permetterci di affrontare le crisi della vita, sia la sofferenza che incontriamo prima di arrivare al Getzemani o la sofferenza e la morte che sperimentiamo sull’altro lato del Getzemani”.

(Tradotto dall'inglese da Anna Luisa Contu) HOME





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