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Fede e conoscenza

Chiesa Evangelica Battista di Civitavecchia
Pubblicato da in Teologia ·
Tags: FedeConoscenzaStudio
L’altro giorno ero in una caffetteria in montagna, seduto vicino al bancone quando entrò un ragazzo sui ventˊanni che indossava una maglietta con dei disegni e aveva una lunga coda di cavallo. Potei orecchiare la sua conversazione con la barista. Venne fuori che lei frequentava una università Cristiana e lui chiaramente non approvava. “Includono religione in tutte le materie” –domandò – “Anche nelle materie scientifiche? E come è possibile che funzioni?”
 
Con coraggio lei cominciò a spiegare che prima di ogni lezione pregavano e lʾinsegnamento avveniva secondo la visione del mondo cristiana, ma fu subito chiaro che stava soccombendo nella conversazione. Lui conosceva bene le opere di Dawkins, Hitchens and Nye (studiosi  atei che  hanno analizzato il rapporto religione-scienza ndt) e cominciò ad impartire la punizione.
 
Uso la parola “punizione” perché questa povera barista era stata lei stessa punita da un sistema ecclesiale che, negli ultimi 20 anni, aveva eliminato la razionalità nella chiesa in favore dell’emozione, delle esperienze di conversione e della passione. Se si chiede ad un cristiano americano qualunque cosa più profonda di “Dio ama tutti?” è probabile che si riceva una risposta che proponga di sottoporre questo tipo di discorsi alle università teologiche.
 
 
Lʾaltro giorno un mio amico mi ha detto che non vede nessun merito nel comprendere il Calvinismo o lʾArminianesimo, perché lui vuole solo amare Dio e il suo prossimo. E sembra che il punto sia proprio questo per la maggioranza dei cristiani al giorno dʾoggi. E non si ha bisogno di sapere altro.
 
 
E aggiungo che, da parte dei cristiani, c’è persino paura della conoscenza. Secondo la mia esperienza, questo può avere origine da due motivi: le persone hanno paura che se arrivano a conoscere troppo diventeranno come i farisei, arroganti e sentenziosi verso gli altri, rendendo così più debole il loro amore per Dio; oppure hanno paura che se imparano troppo e approfondiscono, debbano poi nuotare nelle acque rischiose dell’universalismo e di altre eresie.
 
Abbiamo sostituito nella chiesa la ricca e robusta teologia con la musica emozionale e continui promemoria che “Dio è amore e ti ama; lui è il tuo personale salvatore e ama la tua anima…” Queste parole sono importanti per attirare fedeli alla chiesa attraverso le sue ampie e accoglienti porte, ma sono insufficienti ad accompagnare i credenti in una matura consapevolezza della profondità delle cose di Dio.
 
 
Penso che il contrario è molto vero. Ho scoperto che più imparo su Dio, la sua parola e la teologia che lo descrive, più lo amo e lo adoro perché ora per questo ho molto più da adorare ed essere meravigliato. Se la mia capacità di venerare Dio è come un fuoco, imparare altre cose su di lui, può solo aggiungere più legna da ardere. Dopotutto, se veramente amaste Dio, non vorreste apprendere il più possibile su Lui?
 
 
In questo caso la nostra logica è abbastanza grossolana.
 
Onestamente sono abbastanza stanco dei cristiani che non vogliono apprendere di più. Una cosa è non sapere molto della nostra fede, altro è non avere desiderio di crescere. È triste che gli atei abbiano così tanta passione in ciò in cui credono al punto di leggere cataste di libri per definire le loro credenze, mentre noi ci accontentiamo di galleggiare sulla superficie (sia detto senza offesa) di una teologia da inno. E ci meravigliamo perché le persone stanno lasciando la chiesa in massa. Una chiesa che offre solo una teologia emotiva e confortante è destinata, alla lunga, a perdere la lotta contro un ateo che ha fatto buone letture ed è convincente.
 
 
Il puritano Cotton Mather (una delle più influenti autorità religiose in America nel 1700 ndt)
 
scrisse: “L’ignoranza è la madre non della devozione ma dell’eresia”. La sdolcinatezza non può durare tanto a lungo. Così come il matrimonio non si può solo basare sulla forza dell’infatuazione, così una vita di fede non può basarsi sulla emotività passionale. Tuttavia, essa potrebbe essere una meravigliosa (e necessaria) porta dʾingresso, ma senza la profondità della conoscenza e della comprensione, essa sarebbe spazzata via «dai venti della dottrina e dall’inganno degli uomini, per la loro astuzia nelle arti seduttrici dell’errore.» (Efesini 4:14).
 
 
Uno dei miei professori di teologia è cosi appassionato di questa problematica che ha continuato ad usare questa metafora per almeno tre volte questo semestre.
 
È andata più o meno così: «Perché la gente dice che vuole conoscere Dio ma non vuole sapere di Lui? Questo è assolutamente ridicolo! Immaginate che io vi dica: “Io amo mia moglie ma non voglio sapere niente di lei”. Potreste chiedermi dove è nata e io farei spallucce. Che tipo di musica o di cibo le piace, e io: “non lo so”, Di che colore ha gli occhi? “Non ne ho idea ma la amo”.
 
Vedete quanto è stupido tutto questo? Più conosci qualcuno, più sei in grado di amarlo.
 
 
Tuttavia, non abbiamo problemi a rimanere sulla superficie della nostra conoscenza di Dio. E poi ci meravigliamo perché abbiamo cosi tanti problemi nel testimoniare e nel descrivere agli altri ciò in cui crediamo e perché ci crediamo? J. P. Moreland nel suo libro Ama il signore con tutta la tua mente dimostra come il Secondo Grande Risveglio abbia portato all’inizio della predicazione emozionale e alle conversioni passionali, in opposizione a un periodo di contemplazione, di apprendimento e scoperta della fede Cristiana e della dottrina. Noi viviamo nella conseguenza di quel tipo di pensiero. Scrive Moreland: “La forma di Cristianesimo intellettualmente vuota e teologicamente analfabeta è diventata parte della forma populista di religione cristiana che è venuta in auge”.
 
 
Sono rimasto affascinato nell’apprendere che un tempo la Chiesa era un luogo dove i credenti venivano ad apprendere una profonda teologia e una solida dottrina, ma ora questo sembra riservato solo alle università bibliche. Al giorno d’oggi chiunque può aprire una chiesa e fintanto che è coinvolgente e divertente abbastanza, la gente la frequenterà. Non importa che sia vera o no (il pastore della più grande chiesa americana non ha neanche una laurea di primo livello, meno che mai un diploma di seminario e guardate dove porta tutto questo...).
 
 
Tutto questo mi aiuta a rendermi conto del perché la gente sente sempre meno il bisogno di andare in chiesa. Dopo che il primo impulso emozionale è svanito, che cosa ha altro da offrire? Non dovrebbero essere solo i pastori, gli studiosi, i teologi che studiano ciò in cui credono, ma tutti i credenti. Gesù stesso ha stabilito che il comandamento più grande è amare il Signore tuo Dio
 
con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua MENTE (Luca 10:27), però tendiamo a dimenticare quest’ultima e concentrarci sul cuore e l’anima. Dio prospetta un destino pesante per quelli che dimenticano di crescere nella loro cultura quando in Osea 4:6 scrive: «Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai sdegnato la conoscenza, anche io sdegnerò te.»
 
 
E allora, vediamo di non farci respingere e distruggere. Non è troppo tardi per i Cristiani imparare la comprensione del sacro. Non è troppo tardi per apprendere il significato e il valore del nostro credo, della nostra dottrina e dei nostri sistemi. Cʾè del merito nell’imparare e comprendere le parti più profonde della nostra fede e prima cominciamo meglio è. Se state leggendo questo testo e pensate “Mi piacerebbe arrivare ad una comprensione più profonda di Dio ma non so da dove cominciare”, vi suggerirò alcuni punti dai quali cominciare e non esitate a contattarmi su qualunque problema. Inoltre, se state leggendo e pensate “Io non imparo quasi niente della Bibbia o di Dio nella mia chiesa, questo mi stimola tantissimo, e forse è tempo di cambiare”, cominciate a parlare al vostro pastore prima di andare alla ricerca di una nuova chiesa.

(Traduzione dall'inglese di Lisa Contu) HOME



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