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Le parole sono importanti: recuperare il discorso pulito in una cultura di profanità

Chiesa Evangelica Battista di Civitavecchia
Pubblicato da in Spiritualità ·
Tags: LinguaggioSpiritualitàParoleViolenzaVolgaritàbestemmiaturpiloquio
 
Alcuni anni fa, quando presi un anno sabbatico, sono andato a vedere una partita di calcio allo stadio con mio figlio, che allora aveva sette anni. Eravamo contenti di guardare dal vivo l’impianto che ospitava la serie A e di tifare per i padroni di casa. La partita è stata bella finché la difesa degli non venne travolta e la squadra ospite segnò tre goal nel primo tempo. La folla degli spettatori all’improvviso cominciò a mostrarsi ostile nei confronti della propria squadra. Dopo ogni goal un profluvio di volgarità si levava sia dai giovani che dai più anziani. In tanti anni in cui avevo visto eventi sportivi di professionisti o di dilettanti non avevo mai sentito niente di simile. Anche un’anziana signora che sedeva dietro di noi si univa al coro delle volgarità di tutto lo stadio.
 
Certamente non mi aspettavo questo tipo di ambiente. Da allora i miei amici mi hanno informato che le partite di calcio non solo non sono più posto per famiglie, ma che la secolarizzazione diffusa della cultura ha avvelenato drasticamente la lingua.
 
 
In un articolo online del 2014 sulle imprecazioni, si legge che l’imprecare sta diventando un luogo comune. In televisione, nei libri e nella conversazione quotidiana, il linguaggio volgare sta diventando normale. Spiega che questo tipo di espressione maleducata che ascoltiamo e leggiamo quasi non esisteva nei libri pubblicati tra il 1820 e la metà del 20° secolo. Poi, intorno al 1960 il linguaggio volgare ha avuto un drastico rialzo nella popolarità. Inoltre, la musica popolare, una volta zona proibita al più piccolo accenno di volgarità, è diventato tanto aperto al linguaggio colorito che espressioni volgari si trovano anche nei nomi dei gruppi musicali.
 
Un sito web sulla famiglia ha calcolato che tra il 2005 e il 2010 la volgarità in televisione è aumentata del 70%. Ci si può solo domandare di quanto è aumentata da allora.
 
Sono rimasto sconcertato dalla volgarità di adolescenti e cosiddetti Millennials. Il diffondersi della volgarità la vedo e la sento con più frequenza che mai – ragazzi sui campi di pallone, lavoratori del vicinato, amici e conoscenti e i loro figli sui social media. Non sono l’unico che ha notato questo aumento vertiginoso della volgarità. Recentemente un mio amico ha cambiato lavoro, in parte anche perché i suoi giovani colleghi usavano oscenità con una frequenza sconcertante.
 
In verità, il problema del linguaggio osceno non è nuovo. Eˊ in voga da secoli. Ricordo quando ero molto giovane un’occasione in cui i miei genitori mi lavarono la bocca col sapone perché avevo detto una parolaccia, insegnandomi in quella occasione che il linguaggio volgare è sbagliato e inaccettabile. In effetti, la volgarità in sé stessa non è nuova. Essa ha fatto parte del linguaggio umano fin dai tempi della caduta dell’umanità. Ma l’uso estensivo e così diffuso è un fenomeno della nostra cultura. Anche qualche pastore “alternativo” ha scioccamente usato linguaggio “pepato” dal pulpito per cercare di connettersi con i più giovani.
 
 
Come credenti, è cruciale che affrontiamo questo problema attraverso le lenti della verità biblica. Mai come ora, per quanto riguarda l’uso del nostro linguaggio, i cristiani devono essere alternativi.
 
E allora che cosa insegna la Bibbia sulle nostre parole?
 
 
Non c’è posto per la volgarità
 
I precetti di Paolo riguardo l’uso del linguaggio sono così attuali che sembrano essere scritti la scorsa settimana. «Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta.» (Efesini 4:29). Inoltre aggiunge: «né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento.» (Efesini 5:4).
 
La parola greca sapros significa marcio, corrotto, putrido. È la stessa parola che Gesù impiega in Luca 6:43 quando si riferisce al «frutto cattivo». Il concetto è questo: le parole dei seguaci di Cristo non devono essere segnate dall’oscenità e dall’indecenza. Quella parola che è diventata cosi comune nella nostra cultura non dovrebbe essere pronunciata dalla bocca dei figli di Dio. E, ancora, l’apostolo scrive “Che nessun parlare corrotto esca dalle vostre bocche” che lʾoscenità e le facezie volgari non facciano parte della vostra vita. Piuttosto, in quanto “amati figli” noi siamo chiamati ad essere “emuli di Dio”, imitando la santità del nostro Padre Celeste in ogni aspetto delle nostre vite, non meno che nella conversazione (Efesini 5.1, Pet. 1:14-16).
 
Ma il linguaggio sporco non è solo volgarità. Esso include anche la bestemmia, la menzogna, lʾinganno, la manipolazione, la spavalderia, l’esagerazione, la calunnia, la chiacchiera, gli insulti, la presa in giro, il lamentarsi, e tutti i tipi di linguaggio peccaminoso. Il terzo e il nono comandamento riguardano direttamente questi e altri peccati della lingua. Giovanni Calvino ha stabilito: “Impariamo ad aborrire ed evitare il linguaggio del peccato cosi come evitiamo la peste, quando la lingua di un uomo trabocca della lingua della strada” (Calvino, Sermone sugli Efesini pubblicato per la prima volta nel 1562).
 
 
Una fonte della vita
 
Dio ha creato le nostre bocche per essere fonti di benedizione, non canali di scolo delle imprecazioni (Proverbi 10:11). Ci esorta ad edificare gli altri con le nostre parole «affinché conferisca grazia a chi l'ascolta» (Efesini 4:29b). Come possiamo fare questo in una cultura sommersa dalla volgarità e dal linguaggio osceno?
 
 
1.      Sii deciso nell’incoraggiamento: ogni mattina, durante le tue devozioni, chiediti “come posso essere di incoraggiamento agli altri con le mie parole, come posso ricaricare ed edificare quelli intorno a me?” Fa che le tue parole siano strumento di grazia e incoraggiamento, e non un mezzo per attirare attenzione su di te, i tuoi problemi o le manchevolezze degli altri. Che il tuo linguaggio abbia uno scopo e sia adatto ad ogni occasione (Efesini 4:29) in modo da portare conforto agli afflitti, sia di guida a chi si è perduto, dia correzione al ribelle, coraggio al debole, speranza ai disperati e benedizione a tutti. Sii deciso con le tue parole.
 
 
2.      Che la tua conversazione sia segnata dalla gratitudine. L’ispirato Apostolo scrive che la conversazione dell’uomo nuovo in Cristo non dovrebbe essere caratterizzata dalla sconcezza, lo scherzo volgare e il linguaggio stupido. Ma solo dalla gratitudine ( Efesini 5:4). Come un indegno recipiente della sovrana grazia di Dio in Cristo, come oggetto della sua misericordia, come erede della vita eterna, come il diletto “figlio” del Dio vivente, dovresti essere una delle persone più grate del mondo. Tieni la tua attenzione su Cristo e il suo glorioso vangelo riempirà il tuo cuore di profonda gratitudine che si renderà evidente nelle tue parole rivolte agli altri.
 
 
3.      Che le tue parole siano condite d’amore: Corinti 13:4-7 ci insegna qualcosa sulla natura dell’amore. Se siamo amorevoli nel nostro linguaggio, le nostre parole saranno pazienti e gentili, non arroganti, imperiose, irritate o sgarbate. Dovremmo anche gioire verbalmente in tutto ciò che è vero, onorevole, puro, bello, lodevole, eccellente e degno di lode (Filippesi 4:8). Chiediti proprio ora “sono le mie parole condite d’amore?”
 
 
4.      Dissetati abbondantemente per mezzo della grazia: coloro che seguono fedelmente la predicazione della Parola, la somministrazione dei sacramenti e pregano Dio durante il culto, saranno trasformati dal Vangelo attraverso la fede in Cristo. Naturalmente questo significa anche trasformazione del nostro linguaggio. Infatti, lo Spirito Santo ci santifica attraverso lʾuso diligente dei mezzi della grazia e ci uniforma sempre di più all’immagine di Gesù (Romani 8:29-30). E quando i nostri cuori sono cambiati da Cristo, cosi lo sono le nostre lingue «perché dall’abbondanza del cuore, parla la sua bocca» (Luca 6:45).
 
 
Cari cristiani, le parole contano. Esse hanno il potere di edificare e di atterrare; benedire e avvelenare. Perciò, recuperiamo, coltiviamo e usiamo il linguaggio divino nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei nostri vicinati, nelle nostre comunità e chiese. E che possiamo spesso pregare con le solenni parole del Salmo 19:14: «Siano gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o SIGNORE, mia Rocca e mio redentore!» HOME

Traduzione dall'inglese di Anna Luisa Contu
 



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