Chiesa Evangelica Battista di Civitavecchia

associazione culturale
Centro di Gravità
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La chiesa battista di Civitavecchia in TV
Una Eco-Comunità a Civitavecchia - La chiesa battista - Trasmissione di Rai2 - Protestantesimo
Lunedì 24 giugno ore 19:00

Presentazione del volume
LUTERO, I poteri del Papa
collana opere scelte di Lutero
Claudiana

Prof. Claudia Angeletti curatrice dell'opera
Gen. Augusto Spuri della comunità di Civitavecchia
Trasmissione di Rai2 - Protestantesimo sui cambiamenti climatici. Intervista al Gen. Augusto Spuri, membro della chiesa battista di Civitavecchia
Orari dei principali incontri
Domenica
ore 10:30 - Culto
ore 10:30 - Scuola domenicale
Lunedì
ore 21:00 - Prove del coro
Mercoledì
ore 18:30 - Studio biblico
Giovedì
ore 21:00 - Preghiera
Sabato
ore 16:30 - Incontro giovani

Ero naufrago e mi soccorreste…

Un’installazione dal grande impatto simbolico.
Il portone della Chiesa battista di Civitavecchia è stato “trasformato” con l’opera “Eldorato” di Giovanni De Gara che utilizza come materia prima un oggetto salva-vita: le coperte isotermiche normalmente usate per il primo soccorso in caso di incidenti e calamità naturali ed entrate nell’immaginario collettivo come “veste dei migranti”.
Si tratta di una iniziativa della Federazione chiese evangeliche in Italia (FCEI) sul tema dell’accoglienza dei migranti.
Il progetto ha l’obiettivo di promuovere una riflessione profonda sul tema dell’accoglienza verso ogni individuo, senza distinzione di razza, genere e credo e di dare un segno di calore e salvezza a partire dalla contemplazione di un oro che splende non per carati, ma per la bellezza e la semplicità del suo messaggio.



Vuoi vedere l'intero film? clicca qui sotto (dura 30')

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Riflessione








Essere parte di ciò che Gesù sta annunciando
di Italo Benedetti

«Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!»
Luca 11:28

Ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio è la via per entrare nella comunione creata da Gesù. Questa considerazione non deriva solamente da questo versetto, ma dalla predicazione di Gesù nel suo complesso. In particolare, ciò è vero – per ammissione stessa di Gesù – anche per quanto riguarda la sua stessa famiglia. Infatti, Egli fa questa affermazione in risposta a una donna che dalla folla gli grida: «Beato il grembo che ti portò e le mammelle che tu poppasti!» (v.27). Qualche capitolo prima, in risposta a qualcuno che lo avvisa che i suoi famigliari lo cercano: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori, e vogliono vederti» (8:20), Gesù fa la medesima affermazione riferendosi sempre alla sua famiglia: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (8:21) implicando che la famiglia di Gesù include tutti quelli che ascoltano e fanno la volontà di Dio.

La beatitudine derivante dall’ascoltare e dal mettere in pratica la parola di Dio consiste quindi nel diventare parte della famiglia di Gesù, parte della famiglia di Dio, parte della comunione creata da Gesù. Pur vivendo in una società antica e tradizionale, e pur non avendo alternative alla famiglia tradizionale, Gesù non segue un criterio biologico nel descrivere la famiglia che lui ha in mente per il Regno, la descrive piuttosto nei termini dell’ascolto e della pratica della parola di Dio. La beatitudine consiste nell’essere parte di ciò che Gesù sta annunciando, costituendo e inaugurando: il regno di Dio; e ciò si ha ascoltando e mettendo in pratica la parola di Dio.
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Riflessione
La benedizione che cambia
la storia umana
di Italo Benedetti

In quel giorno, si dirà:
«Ecco, questo è il nostro Dio; in lui abbiamo sperato,
ed egli ci ha salvati.
Questo è il SIGNORE in cui abbiamo sperato;
esultiamo, rallegriamoci per la sua salvezza!»
Isaia 25:9

«Benedetto sia il Signore, il Dio d'Israele,
perché ha visitato e riscattato il suo popolo,
Luca 1:68

Qui è espressa una benedizione. La benedizione non è un sinonimo della lode, anche se spesso nella Bibbia vanno insieme. La lode ha un verso di marcia, va dall’uomo a Dio; mentre la benedizione ha più flessibilità, l’uomo può benedire Dio, ma anche Dio benedice l’umanità. La lode esprime qualcosa che scaturisce da ciò che Dio è e fa per l’uomo, la benedizione può essere preventiva, può scaturire dalla fede, dalla fiducia, dalla certezza che Dio è fedele e ascolta la voce dei suoi figli. Quando è Dio a benedire, Egli fa una promessa, e anche se il tempo tra la benedizione e il suo compimento può dimostrarsi lungo e burrascoso, Dio alla fine mantiene la sua parola.
Questo accade sempre nella Scrittura, ma ciò non è confinato ai tempi della Bibbia, perché il potere di questa fede ha accompagnato la storia fino ai giorni nostri. Pensate al discorso di Martin Luther King jr. “Ho avuto un sogno” e al progresso del popolo afroamericano che ne è scaturito. Durante i tumulti che precedettero la caduta dell’Apartheid in Sudafrica, Desmond Tutu, il vescovo anglicano premio Nobel per la pace, mentre predicava nella sua cattedrale piena di fedeli e di polizia armata disse ai militari: “voi siete potenti, molto potenti, ma non siete Dio. Io servo un Dio di cui non ci si può fare beffa. Allora, poiché voi avete già perso – siccome avete già perso – vi invito a venire e univi alla parte vincente”. Alla fine, l’Apartheid in Sudafrica crollò per sempre.
La fede che crede nel compimento delle promesse di Dio, la fede che è capace di benedire Dio non sulla base della visione, ma fondandosi su una profonda conoscenza di Dio che scaturisce da una solida relazione con Lui, e che quindi pone una incrollabile fiducia in lui, questa fede è capace di ispirare coraggio, di darci una fede visionaria e vittoriosa, e di farci diventare quel tipo di credenti e quel tipo di comunità di fede che cambiano la storia umana.
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Riflessione

Cristo sostiene tutte le cose
di Italo Benedetti

Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza
Ebrei 1:3

La grazia del Signore nostro Dio sia sopra di noi,
e rendi stabile l'opera delle nostre mani;
sì, l'opera delle nostre mani rendila stabile
Salmo 90:17

Una delle più grandi paure umane è che la Creazione sia destinata a soffocare sotto l’agire irresponsabile dell’umanità e che non ci sia più un futuro. Armi così potenti da poter decimare la popolazione mondiale, il disastro ecologico planetario, l’ingiustizia globale, la menzogna che inquina l’informazione, introducono delle tensioni nella Creazione che rischiano di spappolarla. C’è di che preoccuparsi! Persino noi credenti temiamo, osservando la realtà, che Dio abbia abbandonato il mondo a sé stesso in un comprensibile moto di indignazione e di sconforto, come ai tempi di Noè.

Davanti a questa preoccupazione, l’autore di Ebrei canta. Le parole del nostro testo sono infatti un verso della strofa di un antico inno cristiano. L’autore di Ebrei cita le parole di un inno noto alla comunità per infondere di nuovo speranza richiamando alla memoria i contenuti profondi della fede della comunità.
Questo inno afferma che Cristo è all’opera nella storia umana. L’opera di Cristo è di sostenere, con la sua potente parola creativa e redentiva, tutte le cose che lui stesso con la croce ha riscattato dal degrado e dalla morte. La sua resurrezione dai morti ha salvato il mondo dal proprio destino di morte, e Gesù, con la potenza della sua parola che chiama e salva, tiene insieme tutto ciò che è in tensione, assicurando stabilità al mondo.

I cristiani – a volte anche contro l’evidenza – credono in un Cristo presente, operante, che non ci ha lasciati soli e che non abbandona il mondo nel quale viviamo. Per mezzo della parola di Dio, incarnatasi in Gesù, il mondo ha un futuro.

«La grazia del Signore nostro Dio sia sopra di noi,
e rendi stabile l'opera delle nostre mani;
sì, l'opera delle nostre mani rendila stabile» (Salmo 90:17)
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Riflessione

Liberàti dal peccato
di Italo Benedetti

Salmo 31:5
Nelle tue mani rimetto il mio spirito;
tu m'hai riscattato, o SIGNORE,
Dio di verità.

Romani 8:2
La legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.

Leggendo questo versetto ci si rende subito conto che c’è molto che si nasconde sotto queste parole. Se ne percepisce la profondità. I credenti con fiducia accolgono queste parole, ma molti ne trovano difficile il senso. Qui c’è una legge che scaccia un’altra legge. La legge dello Spirito della vita-in-Cristo-Gesù libera dalla legge del peccato e della morte (che altrove in Romani viene chiamata “carne”). Le due legislazioni sono alternative, o si è sotto l’una o si è sotto l’altra. Questo significa che fino a questo momento noi siamo stati sottoposti ad una legge che ci mostrava il peccato e la cui conseguenza era la morte; ed è così che abbiamo vissuto. Ma dall’apparire di Gesù si è manifestata una legge che mostra la vita e la cui conseguenza è la libertà dal peccato. Vivendo in Cristo ci si sottopone a questa legge che che manifesta vita e libertà dal peccato e dalle sue conseguenze mortali. Una legge è caratterizzata da una vita schiava degli istinti umani, l’altra è caratterizzata da una vita libera della libertà dello Spirito.

 
La chiave per intendere come si accede alla vita in Cristo Gesù è: «mi ha liberato». Non si tratta cioè di una mia possibilità, ma di un atto insperato di liberazione nei miei confronti. Gesù è un Redentore, l’evangelo è potenza di liberazione, e lo Spirito ha un potere di liberazione che è all’opera offrendomi la possibilità della liberazione e della vita libera dalla schiavitù precedente.

 
Quindi, un’ottima interpretazione del significato delle parole dell’apostolo Paolo è data dal salmo 31,5: «Nelle tue mani rimetto il mio spirito; tu m’hai riscattato, o SIGNORE, Dio di verità.», perché solo rimettendo la nostra vita nelle mani del Signore Gesù noi veniamo liberati dal peccato e dalla morte per ricevere vita e libertà.
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Riflessione

Gesù, l’alfa e l’omèga
di Italo Benedetti
20 maggio 2019
Un giorno una parola – commento a Apocalisse 22, 13

Egli è l’oggetto delle tue lodi, è il tuo Dio
Deuteronomio 10, 21

Gesù dice: «Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine»
Apocalisse 22, 13

Quando leggo questo versetto mi vengono in mente quei grandi mosaici nelle absidi di certe antiche chiese dove un Gesù Cristo impassibile, assiso su un trono e con le mani benedicenti ha, scritte alla sua destra e alla sua sinistra, le due lettere greche α e ω, alfa e omèga. Primo e ultimo, principio e fine. La prima riflessione che mi viene in mente è sempre quella che si tratta di un Cristo molto diverso dal Gesù evangelico, ma che eppure i due sono inscindibili, uno e l’altro. Se penso in che modo mi posso mettere in relazione a Gesù, devo rispondere che mi trovo più a mio agio con l’altra figura iconografica, il buon Pastore; anche se, in definitiva, io mi professo cristiano, e non “gesuano”. Alla fine, considero che si tratta del medesimo Gesù Cristo, da un lato descritto e delineato come Colui che è venuto a cercarmi, mi ha trovato e mi ha posto sulle sue spalle per riportarmi a Chi appartengo; dall’altro rappresentato come Colui che tornerà per portare, forte della posizione e del potere ricevuti, la giustizia che manca nel mondo. Così penso: Colui che giudicherà il mondo è lo stesso che mi ha portato in salvo.
In questo verso biblico in particolare, la designazione di Gesù come alfa e omèga descrive Gesù con un linguaggio altrimenti riservato a Dio, sottolineando così che l’autorità rappresentata da questo titolo è la stessa di Dio. Questa designazione indica che nel ministero di Gesù Cristo è in atto il potere sovrano di Dio sulla storia umana. I poteri mondani si presentano come potenze ultime, ma quel Cristo impassibile attesta che esse sono penultime e, per questo, stanno per rendere conto a Dio della loro brutalità, del loro inganno e della loro idolatria.

Immagine: Gesù, risalente al VI secolo, Roma – catacomba di Commodilla
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Riflessione
Un amore "eterno"
di Italo Benedetti
17 febbraio 2019

1Giovanni 4:9
In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo.

Questo verso biblico afferma che Dio ha fatto conoscere il suo amore per noi mandando suo Figlio Gesù nel mondo in modo che noi potessimo vivere per mezzo suo. Dio, per farci conoscere il suo amore, non ci ha mostrato un sentimento, ma ha mandato per noi Gesù. L’amore di Dio si è fatto carne e sangue come noi siamo carne e sangue. Gesù è Dio calato nella realtà umana.
Dio non ci ha comunicato il suo amore attraverso dei sentimenti, ma lo ha calato nella nostra realtà. Anche il nostro amore non può rimanere sentimentale. Dio ci scampi dai nostri sentimenti fluttuanti, che un giorno sono intensi e un altro sono fiacchi, che oggi sembrano immortali e domani sono finiti! Di un amore sentimentale non puoi mai essere sicuro.
L’amore di cui noi abbiamo tremendamente bisogno deve essere «eterno», questo è l’aggettivo con cui iniziano tutte le storie d’amore. Con eterno intendiamo stabile, fedele, che cresce ogni giorno nella relazione, che non ti lascia solo e che non finisce con un «non ti amo più».
Per avere queste caratteristiche di eternità di cui sentiamo tanto il bisogno nella vita, l’amore ha bisogno di essere sacrificale, che poi significa calato nella realtà, quella realtà umana che è fatta di errori, di cambiamenti, di infedeltà. Spesso la realtà è che le persone non sono sempre amabili e non sempre si meritano l’amore, noi compresi. Sacrificale significa pronto a pagare il prezzo del valore dell’amore, perché una vita senza amore perde molto del suo significato.
L’amore di Dio manifestatosi in Gesù, che si è chinato verso di noi e ha sacrificato per noi qualcosa di sé, ci ha resi capaci di calare l’amore nella concretezza della realtà e delle persone per renderlo eterno.
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Riflessione
Si, caro cristiano,
hai bisogno della Chiesa
di: Josh Buice
24 Novembre 2017

L’idea che, da qualche parte lungo il cammino della rettitudine, mettiamo da parte il nostro bisogno di chiesa, sembra essere una delle trappole più diffuse. Forse hai incontrato qualcuno che era troppo impegnato per la chiesa o hai incoraggiato coloro che pensavano di essere troppo importanti per la comunità: ciò che una volta era l’aspetto centrale della loro vita, è diventato un passatempo occasionale. Di tanto in tanto, abbiamo tutti bisogno di un salutare suggeritore che ci ricordi la necessità della chiesa in tutte le stagioni e i successi della vita.
Abbiamo bisogno della Chiesa per il culto, non per l’intrattenimento o la performance.
Quando la chiesa primitiva è dipinta nelle prime pagine di Atti (Atti 2: 4247), vediamo la scena di un’assemblea in adorazione. Concentrato attorno alla Parola, il popolo rispondeva a Dio attraverso una vita che rifletteva il ritmo del culto: non vedi persone alla ricerca del loro genere musicale, che usano la chiesa come un palcoscenico al fine di soddisfare il proprio fabbisogno narcisistico di essere visti, di farsi ascoltare e di esibirsi; vedi un popolo unito nell’adorare il Dio superno che creò l’universo dal nulla e lo trasse in salvo attraverso il sangue di Cristo.
Molto spesso, nella mia esperienza di vita ecclesiastica e di ministro, ho notato che il meno è un plus: una concentrazione maggiore su Dio, e meno pragmatismo, è sempre una dieta molto più salutare per la chiesa.  
Abbiamo bisogno della Chiesa per una crescita spirituale.
Nella prima lettera alla chiesa di Tessalonica, Paolo spiega la chiamata della chiesa a vivere delle vite sante, responsabili e che esaltino Dio (1 Tessalonicesi 3:12-4:12). Senz’altro bisogna affermare che la crescita spirituale nella chiesa richiede anche persone dedite alla disciplina ecclesiastica (vedi Matteo 18). La Parola di Dio sottolinea il fatto che la Sua volontà non è mai per il cristiano affinché cresca vaccinato spiritualmente o su un’isola deserta. Attraverso la comunità di una chiesa locale, il popolo di Dio esercita all’unisono i suoi doni spirituali e, da questo, ne consegue l’accrescimento spirituale. Nella chiesa tutti contano! La chiesa non è un edificio, è un popolo chiamato per la gloria di Dio. È impossibile essere parte della Sua chiesa senza immergerti nel corpo locale dei seguaci di Cristo.  
Abbiamo bisogno della Chiesa per un’amicizia Cristo-centrica.
Come leggiamo ne “Il Pellegrinaggio del Cristiano” di John Bunyan, abbiamo bisogno di compagnia lungo il viaggio della fede. Non siamo programmati per scalare il nostro sentiero verso la Città Celeste da soli. Cristo ci ha dato teneramente una sequela di pellegrini e sarebbe una decisione che affligge l’anima, la pretesa di affrontare la vita senza un’amicizia Cristo-centrica. Questo vale per tutti i membri di chiesa, i pastori che la guidano inclusi. L’amicizia cristiana ci consente di cercare suggerimenti, ricevere responsabilizzazione, rimanere saldi nella fede e incitare l’altro a carità ed a buone opere (Ebrei 10:24-25). Se le persone della tua chiesa non ti conoscono, non sei veramente parte di essa.
Abbiamo bisogno della Chiesa per la guida biblica.
Il tour autogestito della cristianità non esiste, non è praticabile per un vero credente. Insieme agli anziani che sono chiamati a pascerla fedelmente (vedi 1 Pietro 5:1-11), Dio ha sovranamente designato la sua Chiesa. Come sarebbe folle per un inesperto analista dati lasciare il suo buco di New York e organizzare un meeting tenuto in solitaria sull’Everest, così sono questi che pensano di poter navigare per un mondo aspro e decaduto senza
presentarsi ai loro pastori. In un’epoca in cui Youtube e Google propinano qualsiasi ricetta o video su “come fare”, possiamo solo immaginare cosa può succedere, ma Dio non ha chiamato Google o Youtube per servire come nostri pastori.   
Abbiamo bisogno della Chiesa per le missioni.
Nel momento in cui Cristo era in procinto di lasciare il suolo terrestre, pronunciò alcune parole estremamente importanti per i suoi seguaci. Egli disse: “Ogni podestà mi è data in cielo, ed in terra. Andate adunque, ed ammaestrate tutti i popoli; battezzandoli nel nome del Padre, e del Figliuolo, e dello Spirito Santo; insegnando loro di osservare tutte le cose che vi ho comandate. Or ecco, io son con voi in ogni tempo, infino alla fin del mondo” (Matteo 28:18-20). Il Grande Mandato non è un grande suggerimento. È un comandamento che ci è stato dato da Cristo, ma dobbiamo ricordare che non può essere osservato in solitudine. Da solo, usando soltanto organizzazioni para-ecclesiastiche, persino un milite cristiano (che è un ossimoro) non è in grado di portare a compimento il Grande Mandato. Se un singolo cristiano vi si impegna con dedizione, deve essere attraverso il contesto di una locale, tangibile, chiesa neotestamentaria.
La chiesa non è un’opzione per alcuni, è un mandato per tutti i cristiani. Essere cristiano presuppone partecipazione alla comunità locale. Una volta, Charles Spurgeon sottolineò: “Nessuno può far tanto danno alla chiesa di Dio, quanto l’uomo che è tra le mura ma non nel mezzo della sua vita”. Nel momento in cui passiamo attraverso le varie stagioni della vita, dobbiamo evitare l’arrogante ed auto-sufficiente ideologia dell’autonomia spirituale: non ha un lieto fine.
Trasmetterai questo messaggio ai tuoi amici?

(Traduzione dall'inglese di Luca De Benedictis)

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Un giorno una parola - commento a 1 Timoteo 6:17


L’opzione preferenziale di Gesù
per i poveri
di Italo Benedetti
11 gennaio 2019

Tu m’hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano quando il loro grano e il loro mosto abbondano
Salmo 4:7

Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo
I Timoteo 6:17

La Bibbia non è in generale contraria alle ricchezze materiali, il soddisfacimento dei bisogni materiali appartiene alle cose che Dio sopraggiunge alle innumerevoli benedizioni di cui copre i suoi figli e figlie. Però, il credente è chiamato a vivere nella moderazione e con generosità.
Gesù invece ha effettivamente fatto una opzione preferenziale per i poveri. Nel suo ministero ha mostrato amore, compassione e cura in particolare per coloro che erano in fondo alla scala sociale: poveri, malati, emarginati e peccatori.
Il primo cristianesimo ha assegnato una importanza cruciale all’atteggiamento della persona che possiede molti beni materiali, perché questi ultimi possono mettersi di traverso sulla strada del porre la propria fiducia in Dio e possono essere un impedimento alla sequela di Gesù.
L’apostolo Paolo dà indicazioni pastorali al suo discepolo Timoteo di prendersi cura tanto dei ricchi quanto dei poveri. Il pastore deve però aiutare i ricchi di beni materiali a non cadere nell’amore per la ricchezza e ad usare la logica dell’arricchimento per accumulare le opere buone. Per ottenere questo, devono affidarsi a Colui che dona generosamente tutto ciò di cui hanno bisogno. Il desiderio di accumulare ricchezza è una «sollecitudine ansiosa», un’ansia di prudenza, una specie di brama insaziabile di previdenza che di fatto ossessivamente attira la nostra attenzione su noi stessi e cela la sfiducia nel Signore.
Molti testi biblici riguardanti le ricchezze si presentano perciò come una aperta sfida al nostro intero sistema economico e culturale, perché la tranquillità del domani non proviene dalla previdenza, ma dalla provvidenza.
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Un giorno una parola – un commento a Giacomo 1, 12
Sopportare le prove della vita
di Italo Benedetti
07 gennaio 2019

Così parla il Signore degli eserciti: «Ecco, io li fonderò nel crogiuolo per saggiarli»
Geremia 9,7

Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano
Giacomo 1,12

Innanzitutto, bisogna sgombrare il campo dalla sensazione che dietro queste parole ci sia il pensiero che Dio è all’origine delle prove che sovente piombano sulla nostra vita (un pensiero che comunque non è estraneo alla Bibbia). Qui c’è qualcosa di diverso, e cioè che Giacomo effettivamente dà un valore alle prove della vita e riconosce loro una funzione nel dare solidità alla fede. Quindi, il credente è chiamato a sopportare la prova, che in definitiva è un atteggiamento spirituale di fortezza e di speranza che determina la qualità della fede.

Sopportare la prova significa – prima ancora di assegnare colpe a se stessi e ad altri – di prendersi del tempo per mettersi all’ascolto. La fede soprattutto ascolta; ascolta la parola di Dio, si lascia giudicare da essa; e ascolta anche il fratello e la sorella, affinché quella parola ci giunga da fuori di noi. Ascoltare vuol dire raccogliere, e non soltanto rimuginare, pensieri per cercare il senso di ciò che ci accade.

Sopportare la prova significa anche – prima di soccombere o fuggire – di assumersi la responsabilità della propria vita. La fede ascolta e poi risponde, non solo con le parole, ma anche con le azioni degli uomini e delle donne libere, che sanno prendere decisioni e non hanno un «animo doppio, instabile in tutte le sue vie». Essere responsabili vuol dire attuare le risposte concrete alle nostre prove.

Il credente non è chiamato ad una superiorità morale, però effettivamente gli viene chiesto di non lasciarsi vivere. Una fede provata è a sua volta prova di speranza, di fiducia, e di amore per il Signore, il quale ci rende destinatari della promessa della «corona della vita», che è il segno della vittoria lì dove sembrava profilarsi un fallimento.
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