Chiesa Evangelica Battista di Civitavecchia

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Comunità in conversione ecologica
ECO-COMUNITA'
La chiesa battista di Civitavecchia in TV
Una Eco-Comunità a Civitavecchia - La chiesa battista - Trasmissione di Rai2 - Protestantesimo
Gen. Augusto Spuri della comunità di Civitavecchia
Trasmissione di Rai2 - Protestantesimo sui cambiamenti climatici. Intervista al Gen. Augusto Spuri, membro della chiesa battista di Civitavecchia
Orari dei principali incontri
Domenica
ore 10:30 - Culto
ore 10:30 - Scuola domenicale
Lunedì
ore 21:00 - Prove del coro
Mercoledì
ore 18:30 - Studio biblico
Giovedì
ore 21:00 - Preghiera
Sabato
ore 16:30 - Incontro giovani

Un giorno una parola - commento a 1 Timoteo 6:17


L’opzione preferenziale di Gesù
per i poveri
di Italo Benedetti
11 gennaio 2019

Tu m’hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano quando il loro grano e il loro mosto abbondano
Salmo 4:7

Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo
I Timoteo 6:17

La Bibbia non è in generale contraria alle ricchezze materiali, il soddisfacimento dei bisogni materiali appartiene alle cose che Dio sopraggiunge alle innumerevoli benedizioni di cui copre i suoi figli e figlie. Però, il credente è chiamato a vivere nella moderazione e con generosità.
Gesù invece ha effettivamente fatto una opzione preferenziale per i poveri. Nel suo ministero ha mostrato amore, compassione e cura in particolare per coloro che erano in fondo alla scala sociale: poveri, malati, emarginati e peccatori.
Il primo cristianesimo ha assegnato una importanza cruciale all’atteggiamento della persona che possiede molti beni materiali, perché questi ultimi possono mettersi di traverso sulla strada del porre la propria fiducia in Dio e possono essere un impedimento alla sequela di Gesù.
L’apostolo Paolo dà indicazioni pastorali al suo discepolo Timoteo di prendersi cura tanto dei ricchi quanto dei poveri. Il pastore deve però aiutare i ricchi di beni materiali a non cadere nell’amore per la ricchezza e ad usare la logica dell’arricchimento per accumulare le opere buone. Per ottenere questo, devono affidarsi a Colui che dona generosamente tutto ciò di cui hanno bisogno. Il desiderio di accumulare ricchezza è una «sollecitudine ansiosa», un’ansia di prudenza, una specie di brama insaziabile di previdenza che di fatto ossessivamente attira la nostra attenzione su noi stessi e cela la sfiducia nel Signore.
Molti testi biblici riguardanti le ricchezze si presentano perciò come una aperta sfida al nostro intero sistema economico e culturale, perché la tranquillità del domani non proviene dalla previdenza, ma dalla provvidenza.
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Un giorno una parola – un commento a Giacomo 1, 12
Sopportare le prove della vita
di Italo Benedetti
07 gennaio 2019

Così parla il Signore degli eserciti: «Ecco, io li fonderò nel crogiuolo per saggiarli»
Geremia 9,7

Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano
Giacomo 1,12

Innanzitutto, bisogna sgombrare il campo dalla sensazione che dietro queste parole ci sia il pensiero che Dio è all’origine delle prove che sovente piombano sulla nostra vita (un pensiero che comunque non è estraneo alla Bibbia). Qui c’è qualcosa di diverso, e cioè che Giacomo effettivamente dà un valore alle prove della vita e riconosce loro una funzione nel dare solidità alla fede. Quindi, il credente è chiamato a sopportare la prova, che in definitiva è un atteggiamento spirituale di fortezza e di speranza che determina la qualità della fede.

Sopportare la prova significa – prima ancora di assegnare colpe a se stessi e ad altri – di prendersi del tempo per mettersi all’ascolto. La fede soprattutto ascolta; ascolta la parola di Dio, si lascia giudicare da essa; e ascolta anche il fratello e la sorella, affinché quella parola ci giunga da fuori di noi. Ascoltare vuol dire raccogliere, e non soltanto rimuginare, pensieri per cercare il senso di ciò che ci accade.

Sopportare la prova significa anche – prima di soccombere o fuggire – di assumersi la responsabilità della propria vita. La fede ascolta e poi risponde, non solo con le parole, ma anche con le azioni degli uomini e delle donne libere, che sanno prendere decisioni e non hanno un «animo doppio, instabile in tutte le sue vie». Essere responsabili vuol dire attuare le risposte concrete alle nostre prove.

Il credente non è chiamato ad una superiorità morale, però effettivamente gli viene chiesto di non lasciarsi vivere. Una fede provata è a sua volta prova di speranza, di fiducia, e di amore per il Signore, il quale ci rende destinatari della promessa della «corona della vita», che è il segno della vittoria lì dove sembrava profilarsi un fallimento.
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